L’epidemia delle fake news

Introduzione

L’esperienza coronavirus sta mettendo a dura prova il nostro Paese, con un costo di vite umane e una crisi economica che ha portato molti a paragonare questa epidemia ad una guerra. Un altro contagio che ha investito e spiazzato il nostro Paese è quello delle fake news. Abbiamo assistito infatti, nelle settimane più gravi dell’epidemia, ad un flusso inarrestabile di informazioni false o fuorvianti: errori sulle misure di precauzione, promesse di cure miracolose, teorie del complotto… Tutto ciò amplificato ulteriormente dal fatto che tutti eravamo in quarantena, attaccati ai social 24 ore su 24, quindi queste notizie percorrevano il nostro Paese da un capo all’altro in poche ore.

E’ facile fare un paragone che spiega perché una fake news sia tanto “contagiosa”: il “tempo di incubazione” che intercorre tra quando la notizia arriva al nostro cellulare e quando la inoltriamo è brevissimo, in certi casi minore di un minuto. Il “tasso di replicazione”, cioè il numero di nuove persone che la ricevono da un singolo individuo è altissimo, in certi casi di diverse decine.

Come nasce una fake news?

Il fenomeno delle fake news esiste da quando esiste la comunicazione, e non si limita certamente all’ambito biologico. Una “bufala” può avere molte forme e molti fini: screditare un avversario politico, creare panico in una comunità, fare pubblicità ad un prodotto. In altri casi una fake news nasce semplicemente da una incomprensione, un po’ come succede nel “telefono senza fili”: passando di bocca in bocca, o di cellulare in cellulare, la notizia si distorce progressivamente, si aggiungono dettagli fantasiosi, si perdono pezzi di informazione. L’argomento è così ampio che non è possibile fare una classificazione ordinata delle fake news: possiamo però provare a individuare degli elementi che ricorrono spesso, e che ci aiutano a comprenderne la sottigliezza.

Raramente una fake news è una notizia falsa: in questi casi basta poco a smentirla. Più spesso, essa è un collage di informazioni vere o verosimili, prese da fonti ufficiali o comunque credibili, rimescolate o presentate fuori contesto. Vengono dette solo alcune informazioni, mentre altre sono tralasciate. La “storia” che ne esce è completamente diversa da quella originale. Basta aggiungere qualche nesso logico al punto giusto, condire con un po’ di esortazioni a “non lasciarsi condizionare dal pensiero comune”, e la ricetta per una fake news perfetta è pronta! Nel caso delle notizie sui giornali, il titolo è l’elemento più delicato: può essere completamente scollegato dal contenuto del testo, oppure essere semplicemente sensazionalistico. Il problema è che le persone tenderanno a ricordare il titolo e non il contenuto.

Il pericolo di una fake news

Continuando il paragone con l’epidemia, ci potremmo domandare quanto sia pericolosa una fake news. Ad un’analisi superficiale, potremmo rispondere poco. Perché è semplicemente una cosa detta o sentita, perché non corrisponde a qualcosa di reale, perché scompare in fretta com’è venuta.

Sbagliato. Una bufala può essere molto dannosa, ce ne stiamo rendendo conto proprio in questi giorni. La sua pericolosità si può manifestare in molti modi:

1) Induce a seguire comportamenti inutili, o peggio dannosi. Pensiamo ad una presunta misura di prevenzione: il cittadino che la usa avrà un senso di sicurezza che non corrisponde ad una reale protezione, quindi potrebbe esporsi ad un maggiore rischio di contagio.

2) Crea rabbia e panico, che non sono mai di aiuto. In una situazione già critica, aggiungere un tale tipo di carico emotivo può avere effetti devastanti. Lo stigma sociale che stiamo vedendo nei confronti di vari “untori” è un triste esempio.

3) Genera sfiducia nella comunità scientifica e nelle autorità. Nelle comunità umane quando il leader o i suoi rappresentanti appaiono confusi o poco affidabili il resto del gruppo inizia a discostarsene e ad agire autonomamente e in maniera scoordinata.

Come sospettare una fake news?

L’unica cosa che rimane da valutare è la soluzione al problema: come arginare la diffusione delle fake news? Per il virus abbiamo messo in atto le misure di distanziamento sociale e la quarantena: questo ci ha permesso di ridurre moltissimo la sua circolazione. Possiamo fare qualcosa di simile per le bufale? Quando ricevo una fake news, se evito di inoltrarla blocco la sua diffusione, proteggendo quindi tutti quelli che non la riceveranno. La difficoltà sta nel capire quando quello che riceviamo è una notizia vera. Come facciamo a sospettare una bufala? Quando leggiamo una notizia, dobbiamo farci alcune semplici domande:

1) Viene da una fonte ufficiale? Se una vera notizia deve arrivare, sarà attraverso una dichiarazione delle autorità competenti, con un comunicato stampa o una conferenza stampa, oppure sarà pubblicata sul sito dell’organizzazione/ministero. I social network, come WhatsApp e Facebook, sono poco controllabili, è difficile risalire all’informazione “di prima mano”.

2) L’origine è attendibile? Chi è a parlare o a scrivere? Se nell’articolo, messaggio o video non viene citata nessuna fonte, non serve nemmeno proseguire: bisogna cestinare istantaneamente! Se a parlare è “un esperto”, per prima cosa bisogna controllare se esiste davvero e di cosa si occupa. Esprime un concetto derivato da evidenze scientifiche, oppure esprime la propria opinione? La sua affermazione è confermata da altri?

3) Il contenuto è in qualche modo esagerato o rivoluzionario? Le due notizie che si diffondono più facilmente in questi giorni sono la scoperta di una cura miracolosa e la rivelazione che alla base della pandemia c’è qualche oscuro complotto. Perchè? Semplice, perchè queste notizie prendono le persone “alla pancia”, giocano con le emozioni. Questa è anche la chiave che ci induce a condividerle immediatamente, mentre dovremmo aspettare e ripensarci “a sangue freddo”.

 4) Ci si può trovare un fine di lucro o qualche altro vantaggio? Se viene suggerito un farmaco, un alimento o una crema da acquistare, è probabile che qualcuno stia cavalcando il panico per vendere qualcosa. In certi casi, la strategia è più sottile: screditare un avversario, instillare il dubbio, ottenere consensi e visibilità.

Il nostro vaccino: una “coscienza scientifica”

Questi mesi ci possono e ci devono lasciare degli insegnamenti: una seria riorganizzazione e coordinazione del Sistema Sanitario Nazionale, una migliore gestione delle comunicazioni su tutti i livelli, un sostegno alla ricerca scientifica… E poi? Cosa lascia il coronavirus alle persone comuni, oltre ad una scia di paura e, in alcuni casi, di lutti? In queste settimane abbiamo rapidamente dovuto adattarci a comportamenti mai tenuti prima, per limitare al massimo il rischio di contagio. Li conserveremo, o dopo pochi mesi finiranno nel dimenticatoio? E per quanto riguarda le bufale, saremo in grado di prevenire l’insorgenza di future info-epidemie simili a quella in atto e a contrastarle efficacemente?

La risposta a queste domande certamente dipenderà dall’impegno non solo delle istituzioni e dei professionisti in ambito sanitario e dell’informazione ma anche, e soprattutto, dai singoli individui, dalle azioni di ciascuno di noi. Per quanto riguarda le fake news, la strategia che possiamo mettere in atto è semplice: opporre resistenza alle bufale, ridurne la diffusione, rintracciarle e smontarle. Ma c’è modo di prevenirle? Di stroncarle sul nascere? A questo scopo servirebbe un vaccino. Nel caso delle fake news, il migliore vaccino è: essere in grado di distinguere una fonte attendibile e sapere quali sono i siti corretti su cui cercare le informazioni (Google non ci fornisce i risultati in ordine di scientificità!). Per ogni argomento ci sono dei siti chiari e affidabili, inoltre ci sono tanti medici, ricercatori, divulgatori e organizzazioni a cui chiedere chiarimenti.

Speriamo che l’epidemia di coronavirus ci lasci soprattutto questo: una maggiore consapevolezza che le conoscenze scientifiche, anche quelle più basilari, sono importanti per la vita di tutti i giorni, e ancor più nelle situazioni difficili come questa. E’ fondamentale per questo sviluppare una “coscienza scientifica” che diventi parte integrante del nostro bagaglio culturale e che ci renda “vaccinati” da tutte le fake news.

Siti attendibili su cui cercare informazioni inerenti a coronavirus:

Siti attendibili per cercare informazioni di tipo medico:

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#stopcovid19 è un progetto di divulgazione scientifica nato durante l’emergenza coronavirus, con l’obiettivo di diffondere informazioni attendibili e smontare le fake news che rischiano di rendere ancora più difficile la lotta al COVID-19. Il team è costituito da un gruppo di studenti di Medicina e Biotecnologie dei 3 atenei pisani: Scuola Superiore Sant’Anna, Università di Pisa, Scuola Normale Superiore.

Maggio 4, 2020

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