Quando la Scienza incontra la Musica: Pitagora, Queen e mostre itineranti
Che ci fanno un astrofisico con la chitarra elettrica, un biologo che scrive di canto animale e un matematico con l’orecchio assoluto nella stessa stanza?
Potrebbe sembrare l’inizio di una barzelletta, e invece è la storia (vera) del rapporto profondo tra scienza e musica.
In questo viaggio scopriremo come le note abbiano accompagnato alcune delle più grandi menti della storia e come musica e scienza stiano in un rapporto molto stretto, in passato come oggi. Perché a volte, per capire l’universo, serve anche un po’ di ritmo.
Parlando di scienziati-musicisti, il primo è stato Pitagora, nel VI secolo a.C.
Osservando le corde tese di uno strumento, notò che la lunghezza influiva sull’altezza del suono: nacque così l’idea dei rapporti armonici: proporzioni numeriche che creano suoni gradevoli.
Non a caso Pitagora parlava di una “musica delle sfere”, immaginando i pianeti muoversi in armonia matematica.
Anche Galileo Galilei aveva un rapporto speciale con la musica: suo padre Vincenzo era compositore e suonava la viola e il liuto, esponendo il figlio sin da piccolo alla riflessione sul suono. Osservando un lampadario oscillare nel duomo di Pisa, capì che ogni battito era isocrono (sempre uguale). Da lì nacquero lo studio del pendolo e del legame tra tempo, ritmo e gravità.
Prima di scoprire Urano (o Georgium Sidus, in onore di Giorgio III) nel 1781, William Herschel era un compositore e suonava l’oboe: figlio d’arte come Galileo (suo padre era violinista e oboista), la musica sarà una costante della sua vita e lo accompagnerà anche nel suo mestiere di astronomo.
Herschel costruiva telescopi come se fossero strumenti musicali, con precisione e orecchio; per lui, osservare il cosmo era un atto quasi musicale.
Insieme alla sorella Caroline tenne concerti di successo. Anche lei diventerà una grande astronoma scoprendo ben 8 comete tra il 1786 e il 1797.
Charles Darwin era solito rilassarsi ascoltando sua moglie suonare il piano. La musica gli serviva per non perdere il filo del discorso e aiutarlo nelle sue riflessioni. Il canto in particolare sarà un suo argomento di studio: nel libro The Descent of Man (1871), aveva ipotizzato che la musica fosse una forma antica di comunicazione emotiva, nata prima del linguaggio parlato, utile per attirare il partner (proprio come fanno alcuni uccelli).
Per Albert Einstein, il violino era più di un hobby: era un modo per pensare e una valvola di sfogo. Diceva di “ragionare in musica” quando elaborava nuove teorie. Amava Mozart e Bach, e trovava nelle loro composizioni lo stesso tipo di equilibrio strutturale che cercava nella fisica. Einstein aveva diversi violini, ma il suo preferito – che portava sempre con sé – si chiamava Lina.
Lo scienziato-musicista più famoso del nostro tempo è Brian May, chitarrista dei Queen e astrofisico. Dopo 30 anni di successi meritatissimi ha ripreso a studiare, concludendo il suo Dottorato.
Oggi si occupa di di luce zodiacale e promuove l’educazione astronomica; ha co-fondato l’Asteroid Day (link) per sensibilizzare sui pericoli cosmici.
La sua carriera dimostra che arte e scienza possono convivere alla perfezione — e anche rockeggiare insieme: la musica, infatti, ci regala modi sempre nuovi per raccontare e scoprire la scienza. Ogni nota, ogni vibrazione, ogni suono che ascoltiamo è il risultato di leggi fisiche ben precise.
La musica è un laboratorio perfetto per osservare la fisica in azione e questa disciplina è raccontata in molta discografia a livello mondiale. La nostra socia Adriana Vernice, di formazione fisica, ha ideato una mostra itinerante che unisce scienza e musica: The Sound of Science: La musica ti racconta la fisica.
Nel 2022 siamo stati al Festival della Scienza di Genova e nel 2024 abbiamo girato un po’, da Milano a Prato, riscuotendo grande successo e mostrando come alcuni dei concetti più affascinanti della fisica come i quark, l’entropia o la relatività siano presenti nei testi di alcune famosissime canzoni o in alcune copertine di album di cui la più nota è, senza dubbio, The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd.
Per capire com’è nata l’idea e come funziona la mostra, puoi recuperare l’intervista alla nostra Adriana (link) e, per un riassunto delle varie tappe, puoi sempre consultare il nostro blog (link).
In fondo, la scienza e la musica parlano la stessa lingua: quella della curiosità, della struttura, dell’immaginazione. Entrambe cercano pattern, bellezza e senso nelle cose, traducendo il mondo in strutture comprensibili, siano esse onde sonore o formule matematiche.
Curiosità in note
- Una ricercatrice ha trasformato il DNA in musica, assegnando a ogni base azotata una nota: il genoma come spartito!
- La voce robotica di Stephen Hawking è stata campionata in brani musicali, tra cui uno dei Pink Floyd.
- Il fisico e divulgatore Brian Cox era tastierista in una band pop prima di diventare volto della BBC per l’astronomia.
Fonti
Teti, F. (2023) – Musica e scienza: due mondi che si incontrano (https://pikaia.eu/musica-e-scienza-due-mondi-che-si-incontrano/)
Forin, A. (2020), Pitagora: la musica, la matematica e l’armonia delle sfere (https://www.musicologica.it/pitagora-la-musica-la-matematica-e-larmonia-delle-sfere/)
Levitin, D. (2006) – This Is Your Brain on Music (https://archive.org/details/thisisyourbraino00levi)
Unione Astrofili Italiani – Sir WILLIAM HERSCHEL (https://astrocultura.uai.it/astroarte/musica/herschel.htm)
Pinto, M. (2009) – La musica secondo Darwin (https://scienzaonline.com/paleontologia/item/534-la-musica-secondo-darwin.html)
Abel G.M (2023) – Einstein, il violinista (https://www.storicang.it/foto-del-giorno/einstein-il-violinista_16108)
Autrice: Gemma Mei- Semi di Scienza APS




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