PFAS: Davide ha sconfitto Golia. Ancora una volta.

di Cinzia Tromba, socia di Semi di Scienza, biologa

Avevamo iniziato a parlare di PFAS sul nostro Blog con “Uno sguardo” alcuni mesi fa e in seguito con l’articolo del nostro presidente sugli inquinanti persistenti (https://www.semidiscienza.it/2026/01/24/i-pops-e-i-pfas-quando-linquinamento-non-si-vede-e-gia-troppo-tardi/). Riprendiamo quest’oggi l’argomento raccontando la storia di come due uomini, digiuni di scienza ma animati da un profondo senso di giustizia, hanno smascherato i crimini dei giganti della chimica. Aziende che, dopo aver scoperto molecole dalle proprietà strabilianti (PFAS, sostanze perfluoroalchiliche) hanno continuato a produrle, malgrado gli studi condotti nei loro stessi laboratori ne avessero rivelato l’estrema tossicità.

La “bomba” PFAS scoppia in Italia nel 2013, quando improvvisamente 350mila cittadini residenti nelle provincie di Padova, Vicenza, Verona e Rovigo scoprono di vivere nel bel mezzo di un’area pesantemente inquinata, nelle acque superficiali e di falda, da sostanze altamente nocive1,2. Il loro nome, PFAS, è l’acronimo che identifica una famiglia chimica, quella delle sostanze  perfluoroalchiliche, i cui componenti condividono due caratteristiche: gli effetti altamente deleteri per la salute – non solo umana – e la loro resistenza alla degradazione (tanto da far guadagnare loro l’appellativo di “forever chemicals”, “eternal pollutants” ossia: inquinanti eterni).

La vicenda buca le prime pagine dei giornali e così gli italiani vengono a conoscenza non solo dell’ennesima minaccia alla propria salute ma, soprattutto, di aver avuto per decenni questi veleni come compagni di vita nei più diversi momenti della quotidianità. Sono stati utilizzati infatti nella manifattura dei più svariati prodotti: dal rivestimento delle pentole antiaderenti e dei contenitori per alimenti alle schiume antincendio, da tessuti come il Goretex agli spray idrorepellenti e agli insetticidi, solo per citarne alcuni.

Ma come è possibile che si sia potuto convivere con sostanze così pericolose per tanti anni senza che nessuno desse l’allarme? (Obiezione, e sdegno connesso, comprensibili. Ma purtroppo questa è la storia di molte delle più gravi contaminazioni ambientali). Per quanto tempo la popolazione è stata esposta alla contaminazione? Che cosa rischia? E poi, come è venuta alla luce questa situazione?

Per capirlo occorre fare un viaggio oltreoceano approdando sulla east coast statunitense. A dare il via al concatenarsi di eventi che hanno portato all’identificazione di sostanze chimiche tanto pericolose – quanto fino ad allora sconosciute persino agli enti regolatori – sono state infatti due persone digiune di scienza, ma affamate di giustizia, che rispondono al nome di Earl Tennant, allevatore del West Virginia, e Robert Bilott, avvocato di Cincinnati (Ohio). E’ grazie alla perseveranza di questi due uomini che il vaso di Pandora è stato scoperchiato e, al termine di un percorso durato due decenni, la multinazionale della chimica DuPont è stata portata in tribunale e condannata a risarcimenti di milioni di dollari.

La storia che segue è lunga e complessa, ma in estrema sintesi: Earl Tennant vede morire, apparentemente senza causa, molti dei suoi capi di bestiame, su cui però nota alcuni segni strani: i bovini morti infatti hanno la lingua blu (sarà così accorto da conservarne alcuni campioni nel congelatore). Nel contempo, il corso d’acqua a cui si abbeverano gli animali appare butterato da strane schiume. Guarda caso, il ruscello scorre al confine tra la sua terra e un terreno di proprietà della DuPont (il cui stabilimento nella cittadina di Parkersbug dà lavoro a centinaia di persone) adibito a “discarica di rifiuti non pericolosi”. L’allevatore si rivolge alle autorità locali, tra cui l’EPA (Agenzia per la protezione ambientale), sollecitando il loro intervento, ma senza successo. Esasperato, quando scopre che il nipote di una sua compaesana è avvocato, decide di rivolgersi a lui. E nel 1998 telefona a Robert Bilott, neosocio in uno studio che offre assistenza legale in campo ambientale alle aziende.

Da qui ha inizio una vicenda complessa, difficile, irta di ostacoli, legali e non solo, in cui l’avvocato si trova a dover decifrare centinaia di migliaia di pagine di documenti interni della DuPont, studiare chimica, organizzare studi epidemiologici sul campo, intentare diverse cause legali, mentre la famiglia Tennant viene ostracizzata dai cittadini di Parkersburg, troppo legati allo stabilimento che garantisce la pagnotta.

Nel frattempo, diversi componenti della famiglia Tennant muoiono di cancro, compreso Earl, e lo stesso Bilott affronta gravi problemi di salute.

Ma alla fine:

1. i processi vengono celebrati, la DuPont è riconosciuta colpevole di essere stata a conoscenza per decenni della pericolosità della sostanza che sintetizzava (PFOA, acido perfluorottanoico) e condannata a risarcimenti milionari alla popolazione colpita;

2. l’EPA riconosce la tossicità del PFOA (negli Stati Uniti fino al 2001 nessuna sostanza perfluoroalchilica era regolamentata);

3. alla DuPont versa all’EPA una multa di 16,5 milioni di dollari (la più alta mai riscossa dall’Agenzia) per aver nascosto le prove di tossicità e di contaminazione dell’ambiente;

4. viene prodotto il più grande studio scientifico sul PFOA (70.000 le persone coinvolte) che stabilisce un legame tra esposizione a PFOA e diverse malattie;

5. nel novembre 2016 l’EPA, per la prima volta, stabilisce la massima concentrazione di PFOA nelle acque potabili compatibile con la salute umana, 0,07 parti per miliardo (ovvero 0,07 ng/l).

È così che il mondo è venuto a conoscenza di un vero e proprio delitto perpetrato per decenni (dal 1947, anno in cui nei laboratori della 3M è stato sintetizzato il capostipite dei PFAS) nella più totale oscurità, seminando sofferenze e morti. Solo le grandi aziende che sintetizzavano queste molecole – guadagnandoci un sacco di soldi – sapevano bene con che cosa avevano a che fare: sostanze che provocavano, fra l’altro, tumori e malformazioni fetali. Ma si sono ben guardate dal far trapelare qualcosa: il mercato di questi chemicals era enorme e il profitto va tutelato. Sempre.

Ed è così, grazie al coraggio e alla tenacia di due uomini nel perseguire la giustizia, che il vaso di Pandora è stato scoperchiato e i giganti della chimica sono stati sconfitti. Ancora una volta, David ha battuto Golia.

Bibliografia

1. Matteo Bo. “Uno sguardo ai PFAS”. www.semidiscienza.it/2024/09/28/uno-sguardo-ai-pfas/

2. C. Tromba. “Inquinamento da PFAS in Veneto. Dopo gli USA tocca all’Italia”. Epidemiol. Prev. 2017; 41 (5-6): 232-236. [scaricabile qui: https://epiprev.it/attualita/inquinamento-da-pfas-in-veneto-dopo-gli-usa-tocca-allitalia]

3. A cura di Vincenzo Cordiano e Vitalia Murgia. “PFAS: dagli USA all’Italia, il percorso storico che     prelude alla contaminazione mondiale diffusa”. In: PFAS. Una contaminazione persistente,     pervasiva e pericolosa. ISDE Italia, 2024. [qui gli abstract dei capitoli del libro: https://www.isdenews.it/pfas-un-inquinante-per-sempre/pfas-una-contaminazione-persistente-pervasiva-e-pericolosa/]

E per chi volesse documentarsi direttamente su fonti d’Oltreoceano, in lingua inglese:

4. *Rich N. The Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare. New York Times. https://www.nytimes.com/2016/01/10/ magazine/the-lawyer-who-became-duponts-worst-nightmare.html?mcubz=0

    *Blake M. Welcome to Beautiful Parkersburg, West Virginia. Huffington Post. http://highline.huffingtonpost.com/articles/en/welco­me-to-beautiful-parkersburg                                   

    *Lerner S. The Teflon Toxin. How DuPont Slipped Past the EPA. The Intercept. https://theintercept.com/2015/08/11/ dupont-chemistry-deception/                                 

5. Robert Bilott. Exposure. Poisoned water, corporate greed and one lawyer’s twenty-year battle against Dupont. Simon & Schuster, 2019.

Febbraio 14, 2026

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