PFAS e ambiente: dove li troviamo e perché si tratta di un inquinamento tanto invisibile quanto diffuso
di Matteo Bo, socio di Semi di Scienza e dottore di ricerca in ingegneria ambientale
Dopo aver dato un primo sguardo ai PFAS, al significato di “inquinante persistente” e all’affascinante storia degli americani Earl Tennant e Robert Bilott, ripartiamo con un quarto contributo di blog che nel nostro piccolo vuole meglio dettagliare l’argomento dell’inquinamento dei PFAS con brevi articoli divulgativi sulla scorta dell’ampissima bibliografia ormai esistente sul tema. Senza pretese di esaustività, parleremo quest’oggi di PFAS e ricadute sull’ambiente cercando di evidenziare dove li possiamo trovare, in modo da essere cittadini e cittadine più consapevoli sul rovescio della medaglia generato dalla loro presenza nella nostra vita quotidiana e di lavoro.
I PFAS, ovvero quella gamma molto vasta di sostanze perfluoroalchiliche di origine sintetica prodotte negli ultimi decenni, vengono ad oggi utilizzati in una vastissima gamma di applicazioni industriali e di consumo quotidiano. Come già tristemente accaduto per altri storici “super prodotti” (quali l’amianto nel ‘900), i loro punti di forza da un punto di vista tecnico e commerciale determinano un punto di debolezza da quello ambientale e della salute delle persone.
L’amianto è un esempio lampante di un prodotto economico e versatile (alta resistenza termica, ignifuga e fono-isolante) grazie alla propria struttura fisica fibrosa che però risulta altresì ad alta rilevanza cancerogena, con un rischio sanitario diffuso tuttora esistente anche a fronte di un’esposizione non più lavorativa (essendo vietata la produzione in Italia dagli anni ’90 e in gran parte del mondo così detto “sviluppato”) ma bensì dovuta alla presenza ancora di prodotti contenenti amianto nei nostri ambienti di vita (in prevalenza onduline, cappe e rivestimenti edili in cattivo stato, installati negli scorsi decenni e non ancora rimossi).
In modo piuttosto similare, la versatilità e resistenza data dalla struttura chimica dei vari PFAS prodotti sinteticamente in questi decenni li rende estremamente efficaci in molteplici campi ma al tempo stesso così durevoli alla degradazione naturale e/o forzata da essere rinominati “inquinanti eterni”. La loro diffusione è infatti globale e silenziosa, con impatti significativi sulla salute umana e sull’ambiente sia nelle zone limitrofe alle industrie di produzione e/o lavorazione di prodotti a base di PFAS sia nel loro utilizzo quotidiano.
Le industrie nei quali vengono prodotti o lavorati i PFAS sono infatti tra le principali responsabili dell’immissione degli stessi nel così detto “campo stretto ambientale” cioè limitrofo alle industrie stesse. Ciò comporta un impatto più intenso e facilmente misurabile nelle matrici suolo, acqua e aria più prossime a tali centri come si è rilevato nei famosi casi della MITENI di Trissino (VI) e del polo chimico di Spinetta Marengo (AL) in Italia e, più in generale, in associazione alle seguenti produzioni industriali “massive”:
- Lavorati e semi-lavorati chimici delle filiere dei lubrificanti, delle vernici, degli emulsionanti e degli insetticidi;
- Impermeabilizzanti tessili per scopi legati all’arredamento e all’abbigliamento tecnico;
- Rivestimenti antiaderenti quali ad esempio le pentole e gli utensili da cucina;
- Dispositivi antincendio di alto profilo quali schiume per aeroporti e basi militari.
A ruota, tali prodotti chimici, vengono declinati anche nella realizzazione di molti articoli quotidiani e conseguentemente si possono ritrovare, a concentrazioni minori, anche in vari oggetti comuni. Oltre ai sopra citati scopi tessili, si trovano PFAS anche in prodotti per la cura personale quali cosmetici (fondotinta, mascara waterproof, rossetti, etc.) e dispositivi (spazzolini, filo interdentale). Altresì, i PFAS sono stati rilevati in supporti alimentari resistenti ai grassi (come quelli per fast food e popcorn da microonde), in imballaggi (es. carta forno) o perfino nelle cannucce per bevande.
Da questa vasta presenza, ad alte e basse concentrazioni, e a causa della loro persistenza fisico-chimica, i PFAS si possono diffondere nell’ambiente naturale in modi a volte evidenti e a volte occulti. Se le emissioni industriali possono coinvolgere direttamente aria, acqua e suolo, i PFAS possono (potenzialmente) raggiungere anche l’ambiente tramite discariche e impianti di trattamento delle acque reflue a seguito della gestione degli scarichi e dei rifiuti industriali e domestici contenenti i prodotti vari sopra richiamati.
Altresì, studi recenti stanno indagando la possibilità di una diffusione anche per mezzo aereo che, tramite i flussi di circolazione atmosferica, può determinare un eventuale trasporto anche in zone remote ove non sono presenti sorgenti PFAS evidenti (alta montagna, antartide, etc.).
Conseguentemente, come tipico dei principali microinquinanti, la contaminazione e i meccanismi di trasporto nelle matrici ambientali può far si che i prodotti possano raggiungere anche la catena alimentare tramite l’assunzione di pesce, carne, uova e latte provenienti da ambienti più variamente contaminati da PFAS.
La ricerca su tutte queste dinamiche di generazione e diffusione dei PFAS nell’ambiente è in parte già sviluppata e in parte ancora agli albori. Molto ancora verrà scritto sulla materia, con la consapevolezza che la tutela della salute delle persone e degli ambienti naturali dall’inquinamento antropogenico dovrà sempre più entrare nell’agenda politica e nel dibattito pubblico.
Bibliografia:
- ISPRA – PFAS: cosa sono e dove si trovano: https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/pfas
- Ministero della Salute – PFAS e salute umana: https://www.salute.gov.it/portale/pfas
- ARPA Veneto – Monitoraggio PFAS nelle acque: https://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/acqua/pfas
- ECHA – PFAS restriction proposal: https://echa.europa.eu/it/restrictions-under-consideration
- Greenpeace Italia – PFAS nei prodotti di consumo: https://www.greenpeace.org/italy/storia/60163/pfas-inquinanti-eterni/
- Legambiente – PFAS in Piemonte: https://www.legambiente.it/pfas-in-piemonte/




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