“Buono, pulito e giusto”: la visione del mondo e del cibo di Carlin Petrini
di Matteo Bo
La recente dipartita di Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food (link https://www.slowfood.it/biografia-di-carlo-petrini/), ci invita a una riflessione anche quale associazione che si occupa di divulgazione scientifica.
Come altri utopisti e luminari della nostra epoca – citiamo ad esempio il giornalista ed europarlamentare Alexander Langer e il presidente Uruguayano Pepe Mujica, entrambi già compianti – ci ha insegnato che è possibile perseguire con atti concreti una proiezione del futuro diversa e migliore di ciò che la loro stessa generazione ha costruito negli ultimi decenni del XX secolo e nei primi del XXI secolo.
Nello specifico Carlin, com’era chiamato affettuosamente dai più, ha messo in evidenza che il cibo non è solo nutrimento ma scienza della vita, rispetto dell’ambiente, cultura e giustizia sociale. Le sue tante riflessioni e azioni si condensano bene nel famoso slogan di SlowFood “buono, pulito e giusto” che unisce gli universi di gastronomia, ambiente e società in una sola realtà concreta e realizzabile. Nei molti interventi pubblici e nelle pubblicazioni editoriali di questi ultimi anni, ha proposto un approccio globale al sistema alimentare, in cui ogni scelta quotidiana – come cosa mangiare o acquistare – ha conseguenze che vanno ben oltre la tavola.
Il concetto di “buono” va al di là del gusto ma si concentra sulla qualità del cibo che deve essere sano e contestualmente capace di offrire piacere. Va da sè che in questo solco si inserisca anche la valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali e dell’identità culturale dei territori, come dimostrano la nascita del movimento “Terra Madre” e i molti “presidi SlowFood” inaugurati e protetti in questi anni per preservare eccellenze (vere) gastronomiche a rischio di sparizione.
Parlando di “pulito”, Petrini si è riferito al rispetto di ambiente ed ecosistemi. Insistendo sull’equilibrio della Terra, ha più volte parlato di produzione coerente con la tutela delle risorse idriche e della qualità dei suoli, sulla lotta allo spreco alimentare e sul rispetto delle funzioni ecosistemiche
Infine, con “giusto”, ha voluto rafforzare la centralità dell’equità sociale con la tutela di chi fattivamente produce il cibo che solitamente è la parte debole della filiera nel quadro dominante dell’economia globale. Ma ancora di più, con “giusto” ha ribadito più volte la necessità di garantire un accesso al “buono” e “pulito” a tutti e non solo alle fasce più benestanti della popolazione mondiale e locale.
Con questo piccolo contributo sul nostro blog, vogliamo ringraziare Carlin per aver rimesso, come anticipazione dell’ambientalismo moderno e come visionaria controtendenza con la visione dominante di quegli anni, al centro del dibatto pubblico i valori del tempo, della terra e della responsabilità. Si può affermare che abbia contribuito in modo determinante alla trasformazione della gastronomia in una scienza e un atto consapevole. Grazie per averci permesso di guardare il piatto con occhi diversi.
Foto: © Archivio Slow Food




Lascia un commento