“Il grande inganno. Il gioco d’azzardo spiegato bene” Intervista a Marco Reho


In questa intervista abbiamo il piacere di parlare con Marco Reho, nostro vicepresidente, membro del direttivo, insegnante di matematica e autore del libro Il grande inganno. Il gioco d’azzardo spiegato bene.
Il libro, edito da Scienza Express, spiega i meccanismi dell’azzardo legale, accompagnando il lettore alla scoperta dei meccanismi dietro scommesse, slot machine e lotterie grazie alla matematica è un vero e proprio faro contro l’autoinganno.

Dietro la promessa di vincite facili si nasconde un sistema costruito per perdere. “Il grande inganno” smonta l’illusione dell’azzardo legale, svelandone i meccanismi attraverso numeri, storie e logica. Con uno stile diretto e narrativo, Marco Reho accompagna il lettore in un viaggio tra slot, scommesse e lotterie, dove la matematica diventa l’arma più potente contro l’autoinganno. Un libro utile, attuale e necessario, perfetto per lettori giovani, insegnanti, genitori e per chiunque voglia capire davvero come funziona il mondo del gioco d’azzardo.

Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? C’è stato un avvenimento in particolare che ti ha dato ispirazione?

Io insegno matematica a scuola ed è tanti anni che tengo dei corsi per studenti delle superiori nel fine settimana o nel periodo estivo. Ho sempre cercato di portare contenuti che normalmente non vengono fatti a scuola, come la crittografia – collegata ad Alan Turing – o la teoria dei giochi con i riferimenti al film A Beautiful Mind e all’equilibrio di Nash. Tutto è iniziato da qui.

Poi, nell’aprile del 2019, a Firenze, sono stato ad una conferenza di un fisico, Federico Benuzzi (che è anche giocoliere professionista), che aveva messo in scena un vero e proprio spettacolo sul gioco d’azzardo ed è stato molto bello…talmente tanto che ho preso appunti, una cosa che non facevo dai tempi dell’Università.

Ho subito pensato che avrei potuto unire quello che già facevo a quanto imparato in quest’occasione e quindi parlare di matematica applicandola al gioco d’azzardo anche perché, come sappiamo, è un tema che attira molto. Mi sono detto “uniamo l’utile al dilettevole”; la matematica potrebbe aiutarci ad avere maggiore chiarezza e a leggere meglio la realtà.
Benuzzi mi ha dato molti spunti di lettura e del materiale. Nel giro di 4-5 anni ho messo su una dispensa da lasciare ai ragazzi che frequentano i campus arricchendola con le attività che già svolgevo e con degli approfondimenti…e da lì è nata una prima bozza per il libro.

C’è stato tanto lavoro così come ci sono stati tanti aggiustamenti. La versione definitiva è nata grazie all’incontro con l’editore ScienzaExpress, che mi ha aiutato ad “aggiustare il tiro” accompagnandomi nella stesura e adattando quello che avevo in mente al formato cartaceo.

Puoi dirci qualcosa in più sul libro?

Il libro ha dieci capitoli che parlano di dieci giochi diversi spiegati da altrettanti personaggi: in un capitolo si parla del della roulette, in uno del superenalotto, in uno della delle slot…

Io come insegnante e divulgatore compaio solo nell’introduzione, dove ho scritto le mie “avvertenze al lettore” e nel capitolo 11, a conclusione del libro.

Volevo prima di tutto evitare la “lezione noiosa dell’insegnante” e, secondariamente, presentare i contenuti nella maniera più interessante possibile. I personaggi servono proprio a questo; c’è una guida museale, un pensionato, una ludopatica, un cameriere…sono persone comuni che, secondo me, tirano fuori tutto quello che c’è da tirar fuori molto meglio di un insegnante.

Ad esempio, il pensionato che dice “vado a giocare sul 42 perché non esce da un po’ di estrazioni” è molto più efficace rispetto al professore che ti fa lo spiegone.
Quindi, i giochi vengono approfonditi insieme alle competenze matematiche: ogni personaggio ha l’occasione per trovarle leggendo un articolo, ricordando qualcosa di scuola o parlando con altre persone.

Tutta la matematica che io presento si impara a scuola, non c’è niente di “clamoroso”. Ci sono degli approfondimenti, cinque, che però sono segnalati come tali. Tutto il resto è una matematica semplice che si studia anche alle scuole medie e che permette di leggere la realtà.

Ci sono anche delle storie reali di persone che sono riuscite a vincere e si cerca di capire come hanno fatto.
Dietro queste vittorie ci sono difetti fisici dei vari giochi, come una roulette inclinata, che, se sfruttati, permettono di vincere. Non sono difetti nelle regole ma difetti strutturali: appena il casinò o chi propone il gioco se ne accorge, il gioco viene sistemato o tolto.
Questo dimostra come la strategia perfetta non esiste.

Poi, questi 10 personaggi sembrano scollegati tra loro, ma in realtà non lo sono. Però non aggiungo altro…

Secondo te perché ci sono alcune persone che tendono di più voler giocare e altre che non ne sentono il bisogno? Tu hai mai giocato?

Sì, mi è capitato di giocare,  sono stato anche a Las Vegas due notti con un amico e siamo stati anche nei casinò, poi mi è capitato di giocare qualche volta alle slot machine, ma non mi hanno mai attirato. Semplicemente, penso ci siano persone più sensibili al fascino del gioco: c’è una componente psicologica molto importante.

Nonostante uno conosca la matematica e sappia di avere pochissime chance di vittoria, ci sono comunque molte persone che giocano. Chiaramente, dipende anche dalla situazione che una persona sta vivendo: in caso di difficoltà economiche si è più propensi a giocare, si cerca la svolta, il classico colpo di fortuna.

Ho parlato anche con psicologi che si occupano di questo tema, i quali mi hanno descritto il gioco come una dipendenza a tutti gli effetti, paragonabile al consumo di droghe. Chi gioca sperimenta l’astinenza, i sintomi sono pressoché gli stessi e si attivano le stesse aree cerebrali.

Chiaramente, il mio libro non vuole giudicare chi gioca: prima di tutto, non sono nessuno per giudicare gli altri e, in secondo luogo, il mio obiettivo non è dire “non giocare”, ma è quello di raccontare cosa è davvero il gioco per creare consapevolezza nel lettore.

Questo libro tu l’hai ideato per un pubblico giovane, i ragazzi. Secondo te è più facile comunicare certe cose ai ragazzi rispetto agli adulti, anche in caso di tematiche così delicate?

Io sono abituato a lavorare con i ragazzi, essendo insegnante, e quindi ho voluto scrivere un libro per loro, anche se la tematica è chiaramente adatta a tutti; anzi, un insegnante che legge questo libro può costruirci un percorso didattico a scuola collegandosi ai vari capitoli o un genitore può parlare del tema a casa con i figli, anche collegandosi ai videogiochi.
Ci sono dei videogiochi dove per sbloccare i livelli devi pagare…

Poi, partendo dai ragazzi, si può fare una grande opera di sensibilizzazione: sono più ricettivi e si impegnano a fare quello in cui credono. Quindi, se si sensibilizzano i ragazzi, saranno loro stessi ad “educare” gli adulti. Poi, i più giovani sono anche più vulnerabili ai rischi e, secondo me, è importante curare questa fascia d’età.

 Il libro è parte di un percorso, non è un punto d’arrivo, per vedere la matematica come strumento che ti fa leggere la realtà in modo più oggettivo e funge da anticorpo contro la ludopatia, perché comunque è una malattia. Quindi, nel mio piccolo, ho cercato di offrire una risorsa in più.

C’è una parte del tuo libro a cui sei affezionato? Hai un capitolo preferito?

Devo dire che questa domanda non me l’avevano mai fatta e non ci avevo mai pensato fino ad ora. Un capitolo che mi piace molto è il secondo, “Desiderio”. Ogni capitolo ha come titolo il nome di un personaggio e sono tutti nomi legati al gioco.

Chi è Desiderio? Un cameriere che ama tantissimo il suo lavoro, che non lascerebbe per nulla al mondo ma che, allo stesso tempo, è appassionato di dati e numeri e, grazie a questi, ha aiutato il suo datore di lavoro aumentando le vendite.

Questo capitolo mi piace proprio per questo: perché aiuta a far capire che la matematica non è esclusiva, ma è uno strumento per tutti. Desiderio potrebbe benissimo lavorare con i numeri, nella statistica, eppure si tiene stretto il suo lavoro. Non è che chi è appassionato di matematica è “solo” un genio, come spesso si pensa, ma può essere il nostro vicino di casa o, appunto, il cameriere che ci porta quello che abbiamo ordinato.

Credo molto nel potere della matematica per tutti: a scuola manca spesso il racconto della matematica e della sua storia, come si è arrivati ad una scoperta, in che periodo, quali erano gli strumenti a disposizione…altrimenti diventa solo un fare calcoli, e questo allontana le persone sempre di più quando, invece, avere una conoscenza della matematica è fondamentale per muoversi nel mondo.

Il libro è di pubblicazione recentissima, appena un mese. C’è stata qualche reazione o qualche commento che ti ha colpito particolarmente?

Per ora ho ricevuto commenti positivi, però ancora un po’ presto per un bilancio…ma mi ha fatto molto piacere leggere la recensione di una collega siciliana che mi ha scritto di essere riuscita a cogliere appieno il senso del mio libro, il mio messaggio. Certo, sono 150 pagine, ma dietro c’è un’idea, un qualcosa che io volevo trasmettere e vedere che è arrivato è una cosa che mi ha emozionato molto. Spero che tutti quelli che leggeranno il libro possano fare lo stesso.

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