I POPs e i PFAS: quando l’inquinamento non si vede, è già troppo tardi

di Yuri Galletti, presidente di Semi di Scienza e dottore di ricerca in Ecologia

Alcune settimane fa abbiamo dato un primo sguardo ai PFAS e ora abbiamo scelto di riprendere l’argomento con alcuni approfondimenti che nel nostro piccolo vogliono meglio dettagliare una questione ambientale e sociale attualissima quale è la presenza di questi composti nei nostri ambienti di lavoro e di vita. In questo articolo vogliamo affrontare la questione più ampia degli inquinanti persistenti e che cosa si intenda nel concreto con questo termine.

Gli inquinanti più pericolosi, oggi, non sono quelli che sporcano le spiagge o che rendono irrespirabile l’aria. Sono molecole organiche invisibili disperse nell’acqua, nell’aria, nei suoli e perfino dentro di noi. Sono altresì composti chimici che non vediamo e sono così resistenti da attraversare oceani, continenti e generazioni. Ne sono trovati perfino nel grasso degli orsi polari dell’Artico, uno dei luoghi più remoti e apparentemente incontaminati del pianeta. Tuttavia, l’Artico, che dovrebbe essere il simbolo della purezza, è già un archivio chimico del nostro modo di vivere.

POPs: gli inquinanti che non se ne vanno

I POPs (Persistent Organic Pollutants) sono sostanze chimiche prodotte dall’uomo che hanno tre caratteristiche precise:

  • persistono nell’ambiente per decenni;
  • si accumulano negli esseri viventi lungo le catene alimentari;
  • si spostano ovunque, anche dove non sono mai state rilasciate.

Per fare un esempio concreto, questi inquinanti entrano negli ecosistemi marini e li alterano in profondità, interferendo con la crescita, la fertilità e il sistema immunitario di numerose specie, dagli organismi planctonici alla fauna più complessa. A causa del fenomeno della biomagnificazione, ovvero l’aumento progressivo della concentrazione di sostanze tossiche lungo la catena alimentare, i grandi predatori come balene, delfini, tonni e squali risultano tra gli animali marini più contaminati. Sono infatti l’anello finale di una catena che accumula progressivamente gli inquinanti ad ogni passaggio, raggiungendo concentrazioni anche migliaia di volte superiori rispetto a quelle dell’acqua in cui vivono.

Gli impatti sulla salute umana

Gli esseri umani non fanno purtroppo eccezione. I POPs entrano nell’acqua che beviamo, nel cibo che mangiamo, nell’aria che respiriamo dentro casa (ambiente indoor). Molti di questi composti sono interferenti endocrini, in grado quindi di alterare il sistema ormonale. Altri sono associati a tumori, problemi immunitari, riduzione della fertilità e disturbi dello sviluppo nei bambini. L’aspetto di estrema criticità è che questa esposizione può avvenire senza alcun sintomo immediato, in modo silenzioso e continuativo, accumulandosi nel tempo. Studi recenti mostrano che alcune di queste sostanze attraversano persino la placenta, raggiungendo il feto durante la gravidanza: significa che l’esposizione inizia prima ancora della nascita.

I PFAS: le sostanze perfluoroalchiliche ovvero gli “inquinanti eterni”

I PFAS rappresentano una vasta famiglia di composti chimici artificiali progettati per resistere all’acqua, ai grassi e al calore e, proprio per questi motivi, sono altamente recalcitranti nell’ambiente. Per le loro proprietà, tra cui persistenza, capacità di bioaccumulo e tossicità, molti PFAS sono oggi classificati o proposti come POPs nelle liste internazionali, al pari dei contaminanti storici come PCB (Policlorobifenili) e diossine.

Negli ultimi anni sono stati introdotti regolamenti sempre più restrittivi per limitarne o vietarne la produzione e l’uso, PFAS compresi; tuttavia, il monitoraggio e la gestione restano particolarmente complessi, poiché si tratta di contaminanti ampiamente diffusi, difficili da rilevare e ormai profondamente bioaccumulati negli ecosistemi e negli organismi viventi, esseri umani inclusi.

Ne parleremo in modo specifico nei prossimi articoli, con gli approfondimenti a cura dei nostri soci Cinzia Tromba e Matteo Bo.

Fonte immagine: https://www.frontiersin.org/journals/toxicology/articles/10.3389/ftox.2024.1423449/full; Examples of sources of PFAS inhalation exposure. Created with BioRender.com in Solan ME and Park J-A (2024) Per- and poly-fluoroalkyl substances (PFAS) effects on lung health: a perspective on the current literature and future recommendations. Front. Toxicol. 6:1423449. doi: 10.3389/ftox.2024.1423449.

Gennaio 24, 2026

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