Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it Tue, 13 Oct 2026 05:51:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.12 https://www.semidiscienza.it/wp-content/uploads/2019/01/cropped-Semi-di-scienza-1-32x32.png Semi di Scienza https://www.semidiscienza.it 32 32 Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali https://www.semidiscienza.it/2026/10/13/giornata-internazionale-per-la-riduzione-del-rischio-dei-disastri-naturali/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=giornata-internazionale-per-la-riduzione-del-rischio-dei-disastri-naturali https://www.semidiscienza.it/2026/10/13/giornata-internazionale-per-la-riduzione-del-rischio-dei-disastri-naturali/#respond Tue, 13 Oct 2026 05:51:01 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3370 di Silvia Guazzoni

Oggi, 13 ottobre, si celebra la Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali. Istituita nel 1989 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mira a promuovere una cultura globale di prevenzione, mitigazione e consapevolezza del rischio legato a eventi estremi come terremoti, alluvioni e incendi e celebra le modalità grazie alle quali le persone e le comunità stanno riducendo la loro esposizione ai disastri naturali, diffondendo consapevolezza sull’importanza di contenere tali rischi. Intende inoltre rinnovare l’azione globale in tema di conoscenza, prevenzione e gestione del rischio di disastri di origine naturale e antropica.

Le strategie globali per ridurre questi rischi attualmente fanno capo al Quadro di Sendai per la riduzione del rischio di disastri 2015-2030, un documento internazionale adottato dagli Stati membri delle Nazioni Unite durante la Terza conferenza mondiale tenutasi a Sendai, in Giappone, nel 2015.

Il documento cerca di rispondere all’esigenza di definire una strategia comune, condivisa a livello globale e finalizzata a fronteggiare le numerose catastrofi degli ultimi decenni caratterizzate da crescenti livelli di intensità e di frequenza. Contiene un insieme di standard comuni e definisce obiettivi raggiungibili e strumenti legislativi per la riduzione del rischio di disastri.

Mira a ridurre in modo sostanziale il rischio di catastrofi e le perdite in vite umane, mezzi di sussistenza e salute e nei beni economici, fisici, sociali, culturali e ambientali di persone, imprese, comunità e paesi nei prossimi 15 anni. Stabilisce quattro priorità d’azione specifiche per prevenire nuovi rischi di catastrofi e ridurre quelli esistenti:

  1. Comprensione del rischio di catastrofi;
  2. Rafforzare la governance del rischio di catastrofi per gestire il rischio di catastrofi;
  3. Investire nella riduzione del rischio di catastrofi per la resilienza;
  4. Migliorare la preparazione alle catastrofi per una risposta efficace e ricostruire meglio nella fase di recovery, nella riabilitazione e nella ricostruzione.

Per agevolare la valutazione dei progressi globali nel raggiungimento dei risultati e degli obiettivi sono stati concordati sette obiettivi globali:

  1. Ridurre sensibilmente la mortalità globale in caso di catastrofi entro il 2030, mirando a ridurre la mortalità globale media per 100.000 tra il 2020-2030 rispetto al 2005-2015;
  2. Ridurre sensibilmente il numero di persone colpite a livello globale entro il 2030, con l’obiettivo di abbassare la cifra globale media per 100.000 tra il 2020-2030 rispetto al 2005-2015;
  3. Ridurre la perdita economica diretta dei disastri in relazione al prodotto interno lordo globale entro il 2030;
  4. Ridurre sensibilmente i danni causati dalle catastrofi alle infrastrutture critiche e l’interruzione dei servizi di base, tra cui strutture sanitarie ed educative, anche sviluppando la loro resilienza entro il 2030;
  5. Aumentare sensibilmente il numero di paesi con strategie di riduzione del rischio di catastrofi nazionali e locali entro il 2020;
  6. Migliorare sensibilmente la cooperazione internazionale ai paesi in via di sviluppo attraverso un sostegno adeguato e sostenibile per integrare le azioni nazionali per l’attuazione del quadro entro il 2030;
  7. Aumentare sensibilmente la disponibilità e l’accesso a sistemi di allerta precoce multi-pericolo e informazioni e valutazioni sui rischi di catastrofi per le persone entro il 2030.

Il tema scelto per il 2026 è “La resilienza inizia a casa”, che sottolinea l’importanza di garantire che le abitazioni rimangano un luogo sicuro per tutti. Il tema riconosce che la casa è sia il luogo principale in cui si avvertono gli effetti dei disastri sia la prima linea nella costruzione della resilienza. Intende sensibilizzare l’opinione pubblica globale sulla centralità della casa nella riduzione del rischio dei disastri, promuovere una governance più solida e maggiori investimenti in alloggi resilienti, rafforzare il ruolo del settore privato nella riduzione dei rischi relativi all’abitazione e consentire alle famiglie, in particolare a quelle che si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità, di adottare misure informate sui rischi per proteggersi e rafforzare la resilienza della comunità.

Richiama quindi la necessità di costruire comunità più sicure attraverso edifici resilienti, cittadini preparati e sistemi capaci di prevenire i rischi prima che si trasformino in disastri.

Le case sono i luoghi in cui le persone vivono, dormono e cercano riparo e sicurezza. Tuttavia il modo in cui le case sono progettate, costruite e finanziate e mantenute determina se il rischio viene ridotto o se invece viene generato.

In corrispondenza di questa Giornata in Italia si svolge la “Settimana Nazionale della protezione civile”, giunta quest’anno all’ottava edizione.

Per approfondire l’argomento:

https://www.undrr.org/news/sendai-framework-data-shows-both-progress-and-persistent-gaps-reducing-disaster-risk

https://www.protezionecivile.it/it/approfondimento/il-quadro-di-riferimento-di-sendai-2015-2030/ https://iddrr.undrr.org/

https://www.isprambiente.gov.it/it/news/giornata-internazionale-per-la-riduzione-del-rischio-dei-disastri-naturali

Quadro Sendai

https://www.preventionweb.net/files/43291_sendaiframeworkfordrren.pdf?startDownload=true

Settimana nazionale della protezione civile:

https://eventi.protezionecivile.gov.it/it/settimana-della-protezione-civile/

Convegno presso l’Università politecnica delle Marche

https://www.univpm.it/Entra/Tutti_gli_eventi/Giornata_internazionale_per_la_riduzione_del_rischio

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“Che il Mediterraneo sia” https://www.semidiscienza.it/2026/09/27/che-il-mediterraneo-sia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=che-il-mediterraneo-sia https://www.semidiscienza.it/2026/09/27/che-il-mediterraneo-sia/#respond Sun, 27 Sep 2026 09:36:25 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3365 L’estate appena trascorsa ci lascia qualcosa di più del ricordo di giornate torride. L’estate 2026 è stata la terza più calda mai registrata in Europa e la più calda nell’Europa occidentale. Ad agosto, in Italia e in gran parte del Mediterraneo, le temperature hanno superato nettamente le medie climatiche, mentre anche il mare ha raggiunto valori eccezionali.

Il mar Mediterraneo è uno degli ambienti più ricchi di biodiversità del pianeta, ma anche uno dei più vulnerabili al cambiamento climatico. Una grande criticità è rappresentata dalle ondate di calore marine, cioè periodi prolungati durante i quali la temperatura dell’acqua rimane eccezionalmente elevata, che stanno aumentando per frequenza, durata e intensità. Gli effetti sono già osservabili: mortalità di gorgonie, coralli e spugne, alterazioni delle comunità bentoniche, difficoltà per le praterie di Posidonia oceanica e modificazioni delle reti alimentari. Il riscaldamento favorisce inoltre la progressiva tropicalizzazione del Mediterraneo, rendendo più semplice l’espansione di specie termofile e modificando equilibri costruiti in migliaia di anni.

Occorre ricordare che questo mare possiede caratteristiche oceanografiche così complesse da poter essere considerato quasi un oceano in miniatura: correnti, bacini profondi, gradienti termici e di salinità, scambi con l’Atlantico e una straordinaria varietà di habitat ne fanno un vero e proprio laboratorio naturale a cielo aperto. Proprio per queste caratteristiche il Mediterraneo è anche una delle aree più sensibili ai cambiamenti globali. È infatti riconosciuto come un hot spot climatico, una regione in cui gli effetti del riscaldamento globale tendono a manifestarsi con particolare intensità e rapidità. L’aumento delle temperature, le ondate di calore marine, l’acidificazione, la perdita di ossigeno e la diffusione di specie aliene interagiscono tra loro, rendendo l’ambiente marino particolarmente vulnerabile e trasformando questo mare in un osservatorio privilegiato dei cambiamenti che potrebbero interessare, in futuro, altri sistemi marini del pianeta.

Va inoltre precisato che anche gli ecosistemi terrestri mediterranei sono sotto pressione. Temperature elevate, siccità e riduzione dell’umidità del suolo agiscono contemporaneamente sulla vegetazione, sugli insetti, sugli anfibi e su moltissimi altri organismi. Nell’estate 2026 vaste aree europee hanno sperimentato condizioni più secche della media, con conseguenze tangibili sulla biodiversità terrestre.

Gli effetti del caldo estremo sono stati evidenti anche negli ecosistemi urbani, dove le isole di calore, l’elevata impermeabilizzazione dei suoli e la scarsità di vegetazione possono amplificare ulteriormente le temperature. Milioni di persone hanno cercato sollievo in ambienti artificialmente refrigerati, mettendo ancora una volta in evidenza quanto le città siano vulnerabili a un clima che cambia più rapidamente della loro capacità di adattarsi. Le politiche di mitigazione e adattamento, infatti, procedono ancora in modo molto disomogeneo e spesso non ricevono la priorità che l’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore richiederebbe.

Non mancano tuttavia esperienze interessanti. Alcune città europee hanno iniziato a individuare e segnalare veri e propri rifugi climatici: biblioteche, centri civici, scuole, parchi e altri spazi pubblici accessibili dove trovare condizioni termiche più sicure durante le giornate più calde. Barcellona rappresenta uno dei casi più avanzati, con una rete che nell’estate 2026 ha superato i 500 spazi. Queste iniziative mostrano concretamente come l’adattamento climatico possa entrare nella pianificazione urbana, ma ricordano anche che non dovrebbe essere considerato un intervento emergenziale: ripensare il verde urbano, le superfici, l’ombreggiamento e l’accessibilità degli spazi pubblici significa rendere le città più vivibili e resilienti durante tutto l’anno.

Di fronte a questi cambiamenti, raccogliere dati e proteggere gli habitat non basta. Occorre anche raccontare ciò che sta succedendo. La divulgazione scientifica non è un accessorio della ricerca, ma rappresenta uno degli strumenti con cui una società può comprendere i cambiamenti ambientali e trasformare conoscenze spesso complesse in consapevolezza e azione.

Parlare di biodiversità significa quindi parlare anche di clima. Raccontare il mar Mediterraneo che cambia significa provare a costruire gli strumenti culturali necessari per conservarlo.

autore: Yuri Galletti – presidente Semi di Scienza APS

Riferimenti bibliografici

Copernicus Climate Change Service (2026), Climate Bulletin – Summer and August 2026.

Artana C. et al. (2026), “Marine heatwaves are transforming Western Mediterranean marine ecosystems”, Scientific Reports, 16, 5843.

WHO Regional Office for Europe (2026), Get prepared: current European Region heatwaves are a dress rehearsal.

Mombelli S. et al. (2026), “Are Barcelona’s climate shelters accessible to vulnerable residents? A mobility justice analysis”, Cities, 168, 106487.

Hassoun A.E.R. et al. (2025), “Climate change risks on key open marine and coastal Mediterranean ecosystems”, Scientific Reports, 15, 24907.

Newbold T. et al. (2020), “Tropical and Mediterranean biodiversity is disproportionately sensitive to land-use and climate change”, Nature Ecology & Evolution, 4, 1630–1638.


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https://www.semidiscienza.it/2026/09/27/che-il-mediterraneo-sia/feed/ 0
Intelligenza artificiale utile https://www.semidiscienza.it/2026/07/16/intelligenza-artificiale-utile/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=intelligenza-artificiale-utile https://www.semidiscienza.it/2026/07/16/intelligenza-artificiale-utile/#respond Thu, 16 Jul 2026 05:49:30 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3353 di Silvia Guazzoni

Ormai non c’è rivista, quotidiano, telegiornale o social media che non tratti di intelligenza artificiale, alternando toni allarmistici a speranze utopistiche. Strumento demonizzato come il male assoluto per un futuro disumanizzante o definito come la soluzione per un mondo più comodo, se non più giusto.

Ce n’eravamo occupati anche a noi a marzo, con un articolo che illustrava un uso inquietante dell’intelligenza artificiale. Dato che una buona divulgazione scientifica non si limita a una sola prospettiva, a fare da contraltare a questo articolo presentiamo una notizia sull’uso dell’IA dai risvolti confortanti.

Sul numero di maggio di Nature sono stati pubblicati due studi rivoluzionari sui sistemi di intelligenza artificiale usati come veri e propri assistenti nel processo di ricerca in ambito scientifico: Co-Scientist, sviluppato da Google DeepMind, e Robin, creato da FutureHouse, un’organizzazione no-profit. Questi sistemi affiancano i ricercatori supportandoli nell’avanzare ipotesi e accelerando il processo di scoperta scientifica attraverso un approccio che automatizza e ottimizza il flusso di lavoro sperimentale permettendo agli scienziati di concentrarsi sulle decisioni strategiche e interpretative.

Si tratta di sistemi multi-agente ovvero un insieme di diverse intelligenze artificiali specializzate che lavorano in squadra per simulare il lavoro di un team di ricerca. Formulano ipotesi innovative sottoposte a verifica sperimentale, accelerando le tempistiche di scoperta di molecole attive e di individuazione di nuovi candidati farmaci.

Sono strumenti progettati non per sostituire i ricercatori e le ricercatrici ma per collaborare con loro, offrendo come vantaggio la velocità di calcolo e la sintesi. Queste due ricerche aprono nuove prospettive sull’uso dell’IA che non va considerata come un genio della lampada pronto a risolvere tutti i problemi, ma come uno strumento innovativo da utilizzare sotto controllo umano.

A sostenere questa visione è anche l’editoriale pubblicato nel volume 653 del 21 maggio di Nature, che ridefinisce i confini dell’uso dell’IA spiegando come sia sempre fondamentale il contributo umano per l’uso di questa tecnologia.

L’articolo dal titolo esplicativo (Perché l’intelligenza artificiale non può produrre buona scienza senza gli esseri umani) a corollario dei due studi citati in precedenza spiega che i sistemi di IA non hanno lavorato da soli, sono stati gli esseri umani ad avere definito il progetto iniziale, eseguito gli esperimenti, offerto un orientamento e verificato i risultati degli agenti. Il controllo umano è sempre indispensabile per cogliere allucinazioni e interpretazioni errate e accertarsi che i dati raccolti dall’IA siano usati in modo appropriato.

Quindi quale sarà il futuro dell’IA? Una salvezza o una minaccia? Contiene senz’altro luci ed ombre, ma bisognerebbe riuscire a valutare l’effettivo potenziale dell’IA senza nascondere i suoi limiti.

Insomma, basterebbe ricordare che non sono mai gli strumenti sbagliati o cattivi, ma l’uso che se ne fa.

Fonti:

A multi-agent system for automating scientific discovery

https://www.nature.com/articles/s41586-026-10652-y

Accelerating scientific discovery with Co-Scientist

https://www.nature.com/articles/s41586-026-10644-y

Why AI cannot do good science without humans

https://www.nature.com/articles/d41586-026-01551-3

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La Rivoluzione dei NAMs nella Ricerca Medica https://www.semidiscienza.it/2026/06/29/la-rivoluzione-dei-nams-nella-ricerca-medica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-rivoluzione-dei-nams-nella-ricerca-medica https://www.semidiscienza.it/2026/06/29/la-rivoluzione-dei-nams-nella-ricerca-medica/#respond Mon, 29 Jun 2026 08:50:15 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3349 di Laura Calvillo PhD

La transizione verso una scienza senza animali sta vivendo un’accelerazione straordinaria a livello globale, spinta da costanti progressi tecnologici, imperativi etici e storici cambiamenti legislativi. Tra questi spiccano l’approvazione dell’FDA Modernization Act 2.0 negli Stati Uniti e l’impegno formale dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) verso un sistema regolatorio in cui si abbandonino progressivamente i test su animali. Al centro di questo cambiamento epocale vi sono le New Advanced Methodologies (NAMs), modelli sperimentali di nuova generazione che stanno ridefinendo la ricerca biomedica e tossicologica. I NAMs rappresentano un radicale cambio di paradigma. Si definiscono come metodologie di nuova generazione che superano i limiti delle classiche colture cellulari, ricreando organi semplificati, strutture 3D e flussi di materiale nutritivo che ricrea la funzione sanguigna. 

Il salto quantico rispetto ai modelli tradizionali

Per decenni la ricerca biomedica si è divisa tra esperimenti in vivo sui modelli animali e studi in vitro classici, eseguiti facendo crescere le cellule su superfici piatte di plastica all’interno di flaconi da laboratorio (flask). Entrambi i sistemi hanno permesso eccezionali scoperte scientifiche e sono stati la base dei costanti progressi ottenuti nella biomedicina. Tuttavia, proprio grazie all’applicazione di questi storici modelli, che hanno portato a cure mediche sempre più efficaci, non siamo in grado di rispondere a nuovi e più complessi quesiti, né a curare patologie che stanno emergendo a livello epidemiologico. In questo momento storico, i modelli che hanno permesso un progresso così rapido e senza precedenti nella storia medica mostrano i loro limiti.

Gli animali da laboratorio offrono sistemi biologici integrati ma, proprio perché complessi, introducono troppe variabili difficili da controllare o isolare. Al contrario, le cellule coltivate in modo statico sulle piastre bidimensionali perdono in parte la loro identità biologica: non sono sottoposte a flussi di liquidi, non risentono di stimoli meccanici e sono isolate dal contesto organico. Entrambi i modelli rappresentano la fisiologia umana solo in parte.

Non esistono modelli sperimentali perfetti che replichino esattamente l’organismo umano, ma i NAMs superano in parte questa dicotomia combinando tecnologie d’avanguardia come gli organoidi, gli organi su chip (organs-on-chip), i sistemi microfluidici/millifluidici e la biostampa 3D. Questi strumenti permettono di effettuare osservazioni biologiche con una precisione di dettagli microscopici, cellulari e molecolari fino ad oggi semplicemente impossibile con i vecchi metodi. Non solo riducono drasticamente il numero di animali, ma offrono una fedeltà biologica maggiore, ricreando in modo semplificato l’architettura dinamica e tridimensionale dei veri organi umani sotto flusso continuo.

Una sfida reale: capire l’ipertensione e il dialogo neuroimmune

La necessità stringente di adottare i NAMs emerge chiaramente quando affrontiamo patologie umane estremamente complesse, come l’ipertensione essenziale. Questa condizione non è legata a una singola causa isolata, ma deriva da un fitto e intricato “crosstalk” (dialogo incrociato) tra il sistema nervoso autonomo, il sistema cardiocircolatorio e il sistema immunitario, fortemente influenzato da stress e mediatori infiammatori come l’angiotensina II e varie citochine.

Comprendere questa sofisticata rete biochimica richiede modelli sperimentali rivoluzionari: ambienti che siano abbastanza complessi da riprodurre fedelmente le condizioni fisiologiche (e i flussi) delle cellule negli organi, ma allo stesso tempo abbastanza controllati e lineari da consentire agli scienziati di isolare e discriminare i singoli rapporti biochimici e gli stimoli in gioco.

Grazie a questi sistemi avanzati, i ricercatori sono riusciti a far comunicare in vitro cellule del sistema nervoso umano con cellule del letto coronarico, dimostrando che l’attivazione di determinati pathway molecolari avviene proprio in virtù della loro connessione dinamica. Altri dispositivi d’avanguardia permettono di applicare una pressione idraulica controllata direttamente sopra un monolayer di cellule endoteliali umane. Questo consente di separare nettamente l’effetto puramente meccanico della pressione arteriosa dall’azione chimico-farmacologica degli ormoni. Una scomposizione dettagliata dei meccanismi patologici che i tradizionali modelli animali o le vecchie colture statiche su flask non avrebbero mai potuto concederci, aprendo la strada a una medicina di precisione più sicura, efficiente e più a misura d’uomo [1–5].

Bibliografia

[1]       Ahluwalia A, Fletemeyer B, Chirico G, Elezovic A, Neuhaus W, Smith AJ, et al. What’s in a NAM? Lab Anim 2026. https://doi.org/10.1038/s41684-026-01731-8.

[2]       Raschi E, Bodio C, Brullo C, Parati G, Meroni PL, Borghi MO, et al. Direct simulation of hypertensive stress on endothelial cells: a streamlined model of in-vitro-hypertension. Front Physiol 2026;16:1724932. https://doi.org/10.3389/fphys.2025.1724932.

[3]       Calvillo L, Gironacci MM, Crotti L, Meroni PL, Parati G. Neuroimmune crosstalk in the pathophysiology of hypertension. Nat Rev Cardiol 2019;16:476–90. https://doi.org/10.1038/s41569-019-0178-1.

[4]       Marchesi N, Barbieri A, Fahmideh F, Govoni S, Ghidoni A, Parati G, et al. Use of dual-flow bioreactor to develop a simplified model of nervous-cardiovascular systems crosstalk: A preliminary assessment. PLoS ONE 2020;15:1–16. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0242627.

[5]       Calvillo L. Editorial: 3Rs approach (replace, reduce and refine animal models) to improve preclinical research. Front Physiol 2022;13:1040575. https://doi.org/10.3389/fphys.2022.1040575.

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Comunicare la scienza, costruire cittadinanza https://www.semidiscienza.it/2026/06/09/comunicare-la-scienza-costruire-cittadinanza/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=comunicare-la-scienza-costruire-cittadinanza https://www.semidiscienza.it/2026/06/09/comunicare-la-scienza-costruire-cittadinanza/#respond Tue, 09 Jun 2026 14:57:08 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3336 Dal Direttivo di Semi di Scienza

Abbiamo deciso di premiare la classe 2B della Scuola Secondaria di Primo Grado “L. Pirandello” di Lari per l’impegno dimostrato durante l’anno scolastico nella divulgazione della sostenibilità e della cittadinanza attiva. Le studentesse e gli studenti hanno partecipato con entusiasmo a concorsi nazionali, attività di pulizia del territorio, escursioni didattiche e percorsi di educazione ambientale, distinguendosi inoltre per la realizzazione di un pregevole lavoro di podcasting dedicato a temi scientifici e sociali. Un percorso che testimonia come la conoscenza possa trasformarsi in partecipazione, consapevolezza e responsabilità verso la comunità e l’ambiente che ci circonda.

La Professoressa Anna Perone, docente di lettere della classe II B, scuola secondaria di primo grado “L. Pirandello” dell’Istituto comprensivo di Casciana Terme Lari.

Quest’anno la classe II B della scuola secondaria di primo grado “L. Pirandello” dell’Istituto comprensivo di Casciana Terme Lari, ha realizzato grandi cose: i ragazzi hanno lavorato con impegno e dedizione, esplorato la natura, il mondo e la bellezza nascosta nelle piccole cose con occhi nuovi. Questi articoli raccontano un “viaggio” lungo un intero anno scolastico, fatto di scoperte, ecologia, sostenibilità, amore per l’ambiente e per la conoscenza di storie di vita di uomini straordinari per il loro impegno politico e civile. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla presenza e al costante supporto del Professor Galletti, che ha aiutato questi giovani studenti ad osservare, scoprire e ad apprezzare la natura. I ragazzi hanno vissuto molteplici avventure: esplorato i segreti del mare attraverso la visita all’Acquario di Livorno, conquistato il terzo posto nel “Premio Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore”, realizzato poesie originali con il metodo Caviardage per il concorso “Life Turtlenest” di Legambiente, visitato il Parco di San Rossore e svolto un’importante attività di plogging al suo interno. Tutte queste esperienze hanno consentito loro di crescere insieme e di acquisire una maggiore consapevolezza: hanno imparato a proteggere e prendersi cura del nostro Pianeta.

Buona lettura a tutti

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Giornata mondiale degli oceani – 8 giugno 2026 – Lucca https://www.semidiscienza.it/2026/06/01/giornata-mondiale-degli-oceani-8-giugno-2026-lucca/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=giornata-mondiale-degli-oceani-8-giugno-2026-lucca https://www.semidiscienza.it/2026/06/01/giornata-mondiale-degli-oceani-8-giugno-2026-lucca/#respond Mon, 01 Jun 2026 13:37:33 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3332 Gli oceani coprono oltre il 70% della superficie del nostro pianeta, producono circa la metà dell’ossigeno che respiriamo, regolano il clima e ospitano una straordinaria biodiversità. Eppure sono sempre più minacciati dall’inquinamento, dalla crisi climatica, dalla perdita di habitat e dallo sfruttamento eccessivo delle risorse.

Celebrarne la giornata mondiale significa ricordare quanto il nostro futuro sia legato alla salute del mare e quanto sia importante agire per proteggerlo attraverso comportamenti responsabili, conoscenza scientifica e tutela degli ecosistemi.

L’8 giugno il presidente, Yuri Galletti, sarà a Lucca per parlare di oceani, biodiversità marina e delle sfide che ci attendono per garantire un futuro sostenibile al nostro Pianeta Blu.

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“Buono, pulito e giusto”: la visione del mondo e del cibo di Carlin Petrini https://www.semidiscienza.it/2026/05/23/buono-pulito-e-giusto-la-visione-del-mondo-e-del-cibo-di-carlin-petrini/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=buono-pulito-e-giusto-la-visione-del-mondo-e-del-cibo-di-carlin-petrini https://www.semidiscienza.it/2026/05/23/buono-pulito-e-giusto-la-visione-del-mondo-e-del-cibo-di-carlin-petrini/#respond Sat, 23 May 2026 06:09:19 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3325 di Matteo Bo

La recente dipartita di Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food (link https://www.slowfood.it/biografia-di-carlo-petrini/), ci invita a una riflessione anche quale associazione che si occupa di divulgazione scientifica.

Come altri utopisti e luminari della nostra epoca – citiamo ad esempio il giornalista ed europarlamentare Alexander Langer e il presidente Uruguayano Pepe Mujica, entrambi già compianti – ci ha insegnato che è possibile perseguire con atti concreti una proiezione del futuro diversa e migliore di ciò che la loro stessa generazione ha costruito negli ultimi decenni del XX secolo e nei primi del XXI secolo.

Nello specifico Carlin, com’era chiamato affettuosamente dai più, ha messo in evidenza che il cibo non è solo nutrimento ma scienza della vita, rispetto dell’ambiente, cultura e giustizia sociale. Le sue tante riflessioni e azioni si condensano bene nel famoso slogan di SlowFood “buono, pulito e giusto” che unisce gli universi di gastronomia, ambiente e società in una sola realtà concreta e realizzabile. Nei molti interventi pubblici e nelle pubblicazioni editoriali di questi ultimi anni, ha proposto un approccio globale al sistema alimentare, in cui ogni scelta quotidiana – come cosa mangiare o acquistare – ha conseguenze che vanno ben oltre la tavola.

Il concetto di “buono” va al di là del gusto ma si concentra sulla qualità del cibo che deve essere sano e contestualmente capace di offrire piacere. Va da sè che in questo solco si inserisca anche la valorizzazione delle tradizioni gastronomiche locali e dell’identità culturale dei territori, come dimostrano la nascita del movimento “Terra Madre” e i molti “presidi SlowFood” inaugurati e protetti in questi anni per preservare eccellenze (vere) gastronomiche a rischio di sparizione.

Parlando di “pulito”, Petrini si è riferito al rispetto di ambiente ed ecosistemi. Insistendo sull’equilibrio della Terra, ha più volte parlato di produzione coerente con la tutela delle risorse idriche e della qualità dei suoli, sulla lotta allo spreco alimentare e sul rispetto delle funzioni ecosistemiche

Infine, con “giusto”, ha voluto rafforzare la centralità dell’equità sociale con la tutela di chi fattivamente produce il cibo che solitamente è la parte debole della filiera nel quadro dominante dell’economia globale. Ma ancora di più, con “giusto” ha ribadito più volte la necessità di garantire un accesso al “buono” e “pulito” a tutti e non solo alle fasce più benestanti della popolazione mondiale e locale.

Con questo piccolo contributo sul nostro blog, vogliamo ringraziare Carlin per aver rimesso, come anticipazione dell’ambientalismo moderno e come visionaria controtendenza con la visione dominante di quegli anni, al centro del dibatto pubblico i valori del tempo, della terra e della responsabilità. Si può affermare che abbia contribuito in modo determinante alla trasformazione della gastronomia in una scienza e un atto consapevole. Grazie per averci permesso di guardare il piatto con occhi diversi.

Foto: © Archivio Slow Food

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Festa della Scienza 2026 https://www.semidiscienza.it/2026/04/26/festa-della-scienza-2026/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=festa-della-scienza-2026 https://www.semidiscienza.it/2026/04/26/festa-della-scienza-2026/#respond Sun, 26 Apr 2026 16:46:25 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3316 Domenica 10 maggio, a partire dalle ore 10:30, Calci ospiterà la prima edizione della Festa della Scienza, un evento di divulgazione scientifica rivolto a grandi e piccoli. L’iniziativa è organizzata da Semi di Scienza APS, in collaborazione con il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e con il patrocinio del Comune di Calci.

Questo evento, inserito nel programma del festival itinerante Scienz’altro – la scienza per tutti, rappresenta un’occasione di incontro e scoperta con un approccio multidisciplinare, accessibile e coinvolgente. Durante la giornata saranno allestiti stand tematici. Quattro saranno curati da Semi di Scienza, con laboratori interattivi basati su esperimenti, osservazioni e attività pratiche. Gli altri stand saranno gestiti dal Museo di Storia Naturale, con proposte dedicate al mondo della Natura; dall’Associazione Astrofili Pisani Galileo Galilei APS, con iniziative rivolte a grandi e piccoli; e da Legambiente Pisa, con attività incentrate sull’ambientalismo scientifico. Studenti e insegnanti dell’Istituto Comprensivo “Ilaria Alpi” di Vicopisano e Calci animeranno uno stand dedicato alla didattica della scienza. Completerà il percorso un infopoint a cura della casa editrice Lu::Ce Edizioni e dell’associazione Amici di Naturalmente Scienza. L’evento si concluderà alle 17.30 con lo spettacolo “Fisica sognante” di Federico Benuzzi, dedicato alla fisica della giocoleria.

«La scienza non è solo conoscenza, ma è uno strumento per capire il mondo e trasformarlo insieme» – spiega Yuri Galletti, presidente di Semi di Scienza – «Lo faremo il 10 maggio a Calci, durante la prima edizione della Festa della Scienza, perché la scienza è metodo e comunità». Semi di Scienza APS, nata nel 2018, promuove la cultura scientifica attraverso attività rivolte a bambini, ragazzi e adulti. L’associazione riunisce docenti, ricercatori e professionisti e collabora con numerose realtà a livello nazionale, con l’obiettivo di rendere la scienza accessibile e partecipata.

«Il Museo ha risposto con entusiasmo all’invito di Semi di Scienza, associazione con la quale abbiamo in corso una collaborazione proprio sui temi della divulgazione scientifica. Aprire le nostre porte e dialogare con le persone sui temi della natura e della scienza fa parte del nostro DNA, così come essere presenti sul territorio», aggiunge Elena Bonaccorsi, direttrice del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa.

Il Comune di Calci ha patrocinato l’evento mettendosi a disposizione per il supporto organizzativo e logistico dell’iniziativa. L’iniziativa è inoltre patrocinata dalla Regione Toscana, a conferma del suo valore culturale e divulgativo. La Festa della Scienza si propone così come un momento di comunità e condivisione, in cui la scienza diventa linguaggio comune e strumento per leggere e affrontare il presente.

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Progetto DISI, Divulgazione Innovativa per una comunità Sostenibile e Interattiva https://www.semidiscienza.it/2026/04/21/progetto-disi-divulgazione-innovativa-per-una-comunita-sostenibile-e-interattiva/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=progetto-disi-divulgazione-innovativa-per-una-comunita-sostenibile-e-interattiva https://www.semidiscienza.it/2026/04/21/progetto-disi-divulgazione-innovativa-per-una-comunita-sostenibile-e-interattiva/#respond Tue, 21 Apr 2026 18:18:53 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3304 La Chiesa Valdese con il suo 8×1000 sostiene da anni le nostre iniziative. Quest’anno questa consolidata collaborazione si concretizza in un progetto che rientra nell’ambito dell’Agenda 2030 e che contribuirà in modo diretto al raggiungimento di vari obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il Progetto DISI (Divulgazione Innovativa per una comunità Sostenibile e Interattiva) integra divulgazione scientifica ed educazione ambientale in un percorso multidisciplinare che coinvolge insegnanti, studenti, divulgatori e ricercatori, con l’obiettivo di rafforzare il pensiero critico, la partecipazione attiva e la cultura scientifica. Siamo infatti convinti che le numerose emergenze ambientali richiedano un’azione educativa continuativa e strutturata, capace di superare interventi episodici e di generare strumenti didattici durevoli.

Gli obiettivi che si prefigge di raggiungere sono i seguenti:

• Goal 4 – Istruzione di qualità: promuovere un’educazione scientifica inclusiva, equa e continuativa, rafforzando le competenze di studenti e docenti.

• Goal 12 – Consumo e produzione responsabili: favorire comportamenti sostenibili attraverso percorsi educativi strutturati sui temi dell’impatto ambientale e della plastica.

• Goal 13 – Lotta al cambiamento climatico: accrescere la consapevolezza climatica e incentivare azioni concrete di mitigazione e adattamento.

• Goal 14 – Vita sott’acqua: promuovere la tutela della biodiversità marina e la conoscenza degli impatti antropici sugli ecosistemi acquatici.

Il progetto si articolerà in varie iniziative attività specifiche.

  • Un tavolo di lavoro per la divulgazione scolastica, che coinvolgerà l’Università di Pisa e l’Università di Pavia. Il tavolo di lavoro ha l’obiettivo di progettare e sviluppare kit didattici tematici, sostenibili nel tempo e replicabili nei contesti scolastici. I kit includeranno materiali digitali e cartacei (schede operative, esperimenti guidati, video, strumenti interattivi) e saranno focalizzati su cambiamento climatico, impatti della plastica sull’ambiente e sulla salute umana, biologia cellulare e studio dei microrganismi e matematica applicata.
  • Workshop per studenti. Tre eventi laboratoriali rivolti agli studenti, dedicati a:

(1) Clima e sostenibilità: simulazioni su effetto serra, ciclo del carbonio e gestione delle risorse naturali.

(2) Matematica applicata: giochi e attività ludico-didattiche per scoprire la matematica nella vita quotidiana.

(3) La vita invisibile: osservazione dei microrganismi per esplorare la biologia cellulare.

  • Formazione dei Docenti focalizzata sui seguenti contenuti: tecniche di narrazione e comunicazione scientifica, adattamento dei contenuti scientifici a diversi target e fasce d’età, utilizzo dei kit didattici e integrazione nelle attività curriculari.
  • Prosecuzione ed espansione del progetto “Profili Antropici” con la realizzazione di due webinar di approfondimento sull’inquinamento da plastica, con particolare attenzione agli effetti delle sostanze chimiche sulla salute umana e sugli organismi viventi. Si procederà inoltre con la produzione di materiale didattico specifico sull’inquinamento da plastica, utilizzabile anche oltre la durata del progetto.

L’obiettivo finale del progetto è ottenere risultati concreti e duraturi, come la realizzazione di kit didattici strutturati e replicabili, l’incremento della consapevolezza ambientale su clima e plastica tra studenti e docenti; il rafforzamento di una rete di educatori e divulgatori scientifici; l’attivazione di pratiche di Citizen Science e partecipazione attiva delle comunità scolastiche e la diffusione di buone pratiche e comportamenti virtuosi per la tutela ambientale. Il progetto è partito a marzo 2026 e durerà un anno.

Progetto sostenuto con i fondi “Otto per Mille della Chiesa Valdese“

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Pentagono e IA: la rottura con Anthropic e il nuovo equilibrio con OpenAI https://www.semidiscienza.it/2026/03/19/pentagono-e-ia-la-rottura-con-anthropic-e-il-nuovo-equilibrio-con-openai/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=pentagono-e-ia-la-rottura-con-anthropic-e-il-nuovo-equilibrio-con-openai https://www.semidiscienza.it/2026/03/19/pentagono-e-ia-la-rottura-con-anthropic-e-il-nuovo-equilibrio-con-openai/#respond Thu, 19 Mar 2026 10:14:46 +0000 https://www.semidiscienza.it/?p=3296

di Luciano Celi

Negli ultimi mesi si è aperto uno scontro significativo tra il Dipartimento della Difesa statunitense e la società di IA Anthropic, fino a poco tempo fa uno dei fornitori di modelli linguistici per applicazioni militari e di intelligence. Il nodo riguarda i limiti d’uso della tecnologia: l’azienda aveva imposto restrizioni piuttosto rigide sull’impiego dei propri modelli, in particolare rispetto a sorveglianza su larga scala e sistemi d’arma autonomi. Il Pentagono ha invece sostenuto che gli strumenti acquistati debbano poter essere utilizzati per qualsiasi scopo militare ritenuto legale all’interno del quadro normativo statunitense.

Il dissenso si è trasformato rapidamente in un contenzioso. Il Dipartimento della Difesa ha escluso Anthropic dalla propria catena di fornitura, classificandola come potenziale rischio operativo, e ha avviato la sostituzione dei suoi modelli nei sistemi e nelle piattaforme utilizzate da contractor e agenzie federali. Al suo posto è entrata OpenAI, che ha accettato un accordo di collaborazione più ampio con il Pentagono. Pur mantenendo alcune linee rosse dichiarate – ad esempio il rifiuto di armi completamente autonome senza supervisione umana – OpenAI ha adottato una posizione più flessibile: l’uso dei modelli è consentito per tutte le applicazioni considerate legali dalle autorità militari.

La vicenda segnala un passaggio importante nel rapporto tra industria dell’intelligenza artificiale e apparati di difesa. In assenza di una regolazione pubblica chiara sull’IA militare, i limiti operativi vengono di fatto negoziati nei contratti di fornitura. Il risultato è che il Pentagono non è soltanto un cliente strategico dell’industria dell’IA, ma diventa anche uno dei principali attori nel definire, pragmaticamente, dove debbano essere tracciate le linee tra innovazione tecnologica, sicurezza nazionale e controllo etico delle nuove capacità algoritmiche.

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